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La pelle di Almodovar

© Gino Santa Maria - Fotolia

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Pochi registi sono riusciti a ritagliarsi un posto d’onore ad Hollywood mantendeno intatta la loro inesauribile carica dissacratoria. il regista spagnolo Pedro Almodovar è uno di questi, creatore di un cinema colto e popolare, capace di trasudare sentimenti e serbare colpi di scena avvincenti.

La filmografia di Almodovar é popolata da personaggi sopra le righe: fragili, viziosi, strambi, al limite del loro stesso essere; basti pensare ad Antonio Banderas in “Legami” e al suo tormentato rapporto con Victoria Abril o ai personaggi non protagonisti come El tigrino de “La pelle che abito”. E carnale é l’attenzione che il regista punta sulle sue creature, immerse in mondi allucinanati e terribilimente familiari, in cui la morte di un marito violento apre scenari inaspettati per la protagonista femminile che riesce finalmente a ricomporsi come donna in un universo femminile ritrovato in “Volver”. Almodovar ama i suoi attori Banderas, Penelope Cruz, Gael Garcia Bernal,… e lo spettatore coglie questa sinergia nei momenti al limite del melodramma, nei flashback rivelatori o menzogneri, nelle storie intrecciate e nei sentimenti espressi.

Nel corso degli anni il virtuosismo tecnico del regista si é evoluto in uno stile assolutamente unico, riconoscibile sin dalle prime sequenze. Colpisce l’uso della luce e del colore, sempre molto acceso in Almodovar che nelle sue variazioni di tonalità sceglie un linguaggio visivo di assoluta forza comunicativa. E la musica che nei film del Maestro occupa sempre un ruolo di co-protagonista, mai semplice accompagnamento, ma parte attiva dell’universo emotivo dei personaggi.

Il mondo del cineasta è critico nei confronti dei dettami della societá moderna, siano essi religiosi, comportamentali, sociali, esempio lampante é lo splendido film “La mala Educacion” e getta sempre uno sguardo ironico sulla tragicitá che ci circonda e che è insita in ognuono di noi.