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Moto nel cinema
In un precedente articolo abbiamo parlato delle auto usate nel cinema (leggi qui), adesso spostiamo la nostra attenzione sulle dueruote. Le moto usate nel cinema hanno sempre ricoperto un ruolo affascinante. Le moto, belle perché simbolo di libertà e ribellione, nei film sono spesso state utilizzate nelle scene di inseguimenti pericolosi e folli.
Uno dei primi film in assoluto dove la moto ha fatto da protagonista, è la pellicola “Il selvaggio” del 1953. Marlon Brando a cavallo della mitica Triumph Thunderbird è da anni un’icona del cinema mondiale. Dal momento in cui Marlon Brando si è fatto vedere a bordo della Triumph Thunderbird, dando vita ad una delle immagini più iconografiche del cinema mondiale, qualcosa è cambiato. Non più l’attore principale del film era l’unico protagonista, ma le moto stesse sono diventate dei veri miti.Un’altra immagine indimenticabile è l’Onorevole Peppone sulla sidecar Moto Guzzi 500 Sport 14 del 1929 nel film “Don Camillo e l’Onorevole Peppone”. Sempre sulla Guzzi anche il mitico Alberto Sordi, ne “Il Vigile”.
Pensando a moto e cinema una delle prime scene a cui si pensa è sicuramente Richard Gere in sella alla sua roboante Triumph Bonneville 750. Molte donne si sono trovate a sognare ad occhi aperti l’arrivo dell’ufficiale a bordo della sua moto. Un’altra immagine che non cadrà mai nel dimenticatoio è la scena nel film “La Grande Fuga” con Steve McQueen, che in sella alla sua Triumph TR6 Trophy camuffata da Bmw militare della Wehrmacht compie un salto clamoroso sul confine tra la Germania e la Svizzera. Finiamo con un’immagine, che verrà sicuramente apprezzata da molti: Bud Spencer e Terence Hill alla guida di due Harley Davidson Road King della polizia in “I due superpiedi quasi piatti”.
Auto nel cinema
Il successo commerciale di un film è un lavoro che nasce da molteplici fattori, primo tra tutti la giusta sponsorizzazione. Il settore auto utilizza da tempo il grande schermo per veicolare i propri modelli e associarli ad un determinato messaggio. In “Iron Man” la figura femminile guidava una Audi A5, mentre la R8 faceva da padrone per tutta la durata del film. La Maserati Spyder accompagna le casalinghe disperate di “Desperate Housewives”, la Dodge Charger R/T nera in “Fast and Furious”, la Dodge Viper SRT 10 in “Wanted-Scegli il tuo destino” con Angelina Jolie.
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Questi sono solo alcuni dei numerosissimi esempi di auto famose “prestate” al mondo fittizio del cinema, capace di nutrirsi di diverse scelte stilistiche nel campo dell’abbigliamento, dell’arredamento, dell’oggettistica e appunto delle auto. E proprio in Inghilterra è in corso una interessantissima mostra sui veicoli che hanno accompagnato il più celebre degli agenti segreti, James Bond. Tutti gli appassionati potranno godere della vista dei bolidi guidati da Bond nella sua lunga carriera cinematografica, gustando le modifiche apportate dai tecnici che rendevano le potenti e bellissime auto ancora più spettacolari: la Jaguar XKR con i lanciamissili, la Lotus Esprit che diventava sommergibile in “La Spia che mi amava”, l’Aston Martin DBS in “Quantum of Solance” o ancora la Ford Mustang e la Rolls Royce Silver Shadow.
Grandi auto entrate nell’olimpo delle auto “cinematografiche”, come l’allora sconosciuta DeLorean che raggiunse in brevissimo tempo lo status di auto cult grazie al suo utilizzo nel film “Ritorno al Futuro” di Robert Zemeckis. Auto che rappresentano uno status, che fungono da coprotagonisti o che colpiscono per l’interpretazione futuristica delle loro linee e funzionalità, in un connubio, quello cinema/auto capace di esaltare lo spettatore e di assicurare un ottimo ritorno in termini d’immagine e di investimenti.
Sundance Film Festival

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Tra gli appuntamenti di maggior interesse per gli amanti del cinema sperimentale il Sundance Film Festival rappresenta una vetrina importantissima. Sin dagli inizi il Festival si è contraddistinto per la sua natura indipendente e ha permesso nel corso dei decenni a giovani registi, sceneggiatori e scrittori di sviluppare progetti originali non necessariamente legati alle logiche del mercato. Mecenate dell’iniziativa fu Robert Redford che tra la fine degli anni 70 e gli inizi degli 80 fondò con un gruppo di amici tra le montagne dello Utah il Sundance Institute tra le montagne dello Utah.
L’Istituto si organizza come una struttura no profit, la cui attività é finalizzata al sostegno di cineasti emergenti. Grandi nomi sono usciti dalle sue porte, quali Quentin Tarantino che con “le Iene” presentato al festival, raggiunse la notorietà mondiale, Jim Jarmusch e Steven Soderbergh tra i tanti. Cinema indipendente, capace di conquistare il grande pubblico, pensiamo al successo cinematografico di “Little Miss Sunshine”. Il Festival omonimo realizzato dall’Istituto ha visto crescere esponenzialmente la sua importanza a livello americano ed internazionale, sostenendo piú di 300 film con borse di studio e sovvenzioni varie.
Tra i vincitori delle categorie prinicpali dell’edizione 2011 ricordiamo “Like Crazy” della giovanissima Drake Doremus. “Restrepo” sulla guerra in Afghanistan del compianto Tim Hetherington, morto a Misurata in Libia, mentre riprendeva i combattimenti vinse nel 2010, insieme a “Winter’s Bone”. Diretto da Debra Granik, un film toccante sul coraggio di una figlia disposta a tutto per salvare ció che rimane della sua famiglia, molto apprezzato da noi della redazione. Attendiamo con trepidazione la nuova edizione che si terrá dal 19 al 29 gennaio e presenterá più di 117 pellicole. E facciamo un grande in bocca la lupo a Paolo Sorrentino che, con “This must be a place” parteciperá nella sezione spotlight.
Il giovane Fellini e i suoi primi successi
Da piccolo Federico Fellini, già attirato dal mondo magico, comico e grottesco, scappa di casa per andare a lavorare in un circo. In seguito grazie al suo talento per il disegno, mostrato sin da giovanissima età, ottiene diverse collaborazioni come vignettista con la Domenica del Corriere, Cartoline dal pubblico e soprattutto con il 420, un settimanale fiorentino satirico-politico. Il giovane Fellini si trasferisce nel 1939 all’ età di 19 anni dalla sua città natale Rimini nella capitale dove si iscrive alla facoltà di giurisprudenza con il sogno nel cassetto di dedicarsi alla professione giornalistica. Non sostiene però nemmeno un esame e si immerge invece nella vita dell’ avanspettacolo. Inizia a lavorare per la radio dove incontra la sua futura moglie Giulietta Masina, un’ unione solida, duratura e totalizzante.
Durante la guerra Fellini si dedica alla sceneggiatura e inizia dal 1945 in poi a collaborare con Rossellini e Lattuada. Nei primi anni Cinquanta esordisce come regista nel film “Luci del varietà”. Dal 1953 in poi, dopo aver vinto il Nastro d’ Argento alla Mostra di Venezia per il film “I vitelloni” ottenendo un successo internazionale, Fellini inizia la sua brillante carriera da regista. Di grandissimo successo fu “La strada”, film girato nel 1954, che ha come trama il turbolento rapporto tra due artisti di strada nel dopoguerra italiano. In Italia non mancano le voci critiche, mentre all’ estero il film riscontra un grande successo ottenendo nel 1957 il primo Oscar come miglior film straniero, premio istituito per la prima volta in quell’ edizione. Il bis a Hollywood arriva già l’ anno successivo per “Le notti di Cabiria”. Nel 1959 esce la nuova pellicola, “La dolce vita”, per niente apprezzata dal Vaticano, che tratta i sogni proibiti degli italiani. Con “La dolce vita” Fellini vince la Palma d’ oro a Cannes e si consacra come il genio del cinema italiano.

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